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Le Lofoten prima o poi saranno la meta di un viaggio invernale, ma nell’attesa mi sono fatta andar bene anche la versione estiva. Che, poverina, è splendida anche lei.
Nella costruzione del nostro itinerario in Norvegia, ci siamo posti subito la domanda di cosa vedere alle Lofoten e di di quanto tempo fosse necessario dedicare a queste isole. Alcuni dicono che due giorni sono sufficienti, noi in due giorni non avremmo visto nulla. Va detto che l’elemento meteo gioca un ruolo fondamentale. Se quella determinata spiagga la volete vedere con il sole, può essere necessario tornarci tre volte.
Tutto sta a come si concepisce un viaggio. C’è chi in due settimane parte dall’Italia e raggiunge Capo Nord, c’è chi preferisce prendersi più tempo, sapendo che solo la Norvegia del Nord merita almeno 14 giorni abbondanti.
Con questo articolo cerco di rispondere alla grande domanda: Lofoten: cosa vedere? La risposta più scontata: natura, tanta natura. Ci sono anche villaggi pittoreschi e musei interessanti. Ma la natura vince su tutto, questo è sicuro.
Gli argomenti del post
Partiamo dall’inizio. Perché alle Lofoten bisogna arrivarci. Vi dico innanzi tutto come ci siamo organizzati noi. Dopo aver volato su Oslo dall’Italia, abbiamo cambiato aereo direzione Bodø. Il viaggio da Oslo dura circa un’ora e mezza. A Bodø abbiamo noleggiato l’auto e abbiamo scelto di dirigerci alle Lofoten in traghetto, lungo la tratta, da Bodø – Moskenes (durata 3h30, a questo sito abbiamo prenotato i biglietti dall’Italia).
Abbiamo scelto questa soluzione per due motivi: il costo (il traghetto è molto più economico rispetto a un volo interno per le Lofoten – ricordo a chi approda qui senza conoscerci che parliamo sempre di cinque persone) e la logistica. Volevamo dormire in zona Reine e suddividere l’itinerario in maniera logica, dedicando qualche giorno alla punta estrema delle isole e poi risalendo. La logica poi è andata a farsi benedire causa meteo.
Se state pensando a come arrivare alle Lofoten dall’Italia senza traghetti (magari causa mal di mare, vi capiamo perfettamente), l’unica soluzione – ovviamente – è prendere un volo interno della compagnia Widerøe. Oppure potete prendere un volo interno da Oslo per l’aeroporto di Harstad-Narvik e da qui proseguire per le Lofoten. A mio avviso è la soluzione migliore in inverno, soprattutto se il viaggio si concentra solo in questa zona.
Noi abbiamo volato con la compagnia di linea SAS, ma in passato abbiamo provato a volare su Oslo con la Norwegian (da dicembre 2024 anche Easyjet opererà con dei voli da Milano sia su Oslo che Tromso, una notizia meravigliosa). Controllate le tariffe e scegliete in base a quello. In alternativa potete anche volare a Oslo con Ryanair (atterrerete però a Oslo Torp, a circa due ore dall’aeroporto principale della città, dovete quindi calcolare il trasporto pubblico fino a Oslo e da lì spostarvi all’altro aeroporto, prevedendo in base agli orari anche un pernottamento. Non so quanto sia conveniente).
Le isole Lofoten meritano un momento mappa, per capire meglio anche la struttura e la modalità di stesura dell’itinerario.
Le isole Lofoten sono considerate uno dei paradisi assoluti, un luogo dove Madre Natura ha dato il meglio di sè. Geograficamente le Lofoten sono posizionate al 68° parallelo, quindi sopra il Circolo Polare Artico. Ecco perché sono un luogo privilegiato per ammirare l’aurora boreale in inverno e il sole di mezzanotte in estate. Le isole Lofoten sono quindi un arcipelago formato da otto isole più importanti (Hinnøya, Austvagøy, Gimsøya, Vestvagøy, Flakstadøya, Moskenesøya, Vaerøy e Rost) e da tantissimi isolotti.
Questa particolare conformazione geografica fa sì che percorrendo l’arteria principale, la E10, vi troverete a superare tantissimi ponti scenografici che molto spesso vi costringeranno a fermarvi per quanto sono belli. Tenete conto che lungo la strada le soste saranno sempre tante, ovunque vi recherete.
Mette una certa ansia da prestazione dire “questo non dovete assolutamente perdervelo”, perché viaggiando capita spesso che qualche cosa si perda per strada. Però, senza volervi creare nessuna pressione, questi villaggi di pescatori sono l’immagine da cartolina che avete in mente pensando alle Lofoten.
Å, famoso per essere il villaggio con il nome più corto al mondo, è stata la nostra prima tappa alle Lofoten. Subito, appena scesi dal traghetto. Qui potete visitare il Museo della Pesca (Norsk Fiskeværsmuseumche è a cielo aperto con la fabbrica di olio di fegato di merluzzo più antica d’Europa e un panificio di metà Ottocento ancora in funzione) e il Museo dello Stoccafisso (Lofoten Tørrfiskmuseum). Vi accoglierà una guida che parla italiano e che vi racconterà tutto sulle fasi di lavorazione del pesce.
Reine è considerato uno dei villaggi di pescatori più belli non solo delle Lofoten ma di tutta la Norvegia. Qui potete gironzolare tra le tipiche casette rosse ma soprattutto godervi lo spettacolo del Reinefjorden. E per un panorama mozzafiato, quello che troneggia nei cataloghi di viaggio, dovete percorrere il trekking al Reinebringen. Vi dico subito che noi non l’abbiamo fatto. Sono 2000 gradini, circa 500 metri di dislivello. Ma soprattutto non è indicato con i bambini. Ed è assolutamente sconsigliato con le condizioni meteo che abbiamo incontrato. Quindi valutate voi in base alla vostra forma fisica e al meteo.
Immaginate i colori di questo scorcio con un sole pieno
Sakrisøy è il villaggio della famosa casa gialla super instagrammabile dove potete anche soggiornare (questo il mio prossimo sogno da realizzare, possibilmente in inverno). In questo piccolissimo villaggio di pescatori è il giallo il grande protagonista. Qui inoltre potete un ottimo hamburger di pesce da Anitas Seafood, un locale davvero speciale anche per la location e la posizione invidiabile.
Hamnøy in realtà non vi sembrerà nemmeno un villaggio, è più una manciata di case. Ma lo conoscete tutti perché è quello che compare nella foto iconica delle Isole Lofoten con le casette rosse e la montagna alle spalle (quella usata in copertina a questo articolo, per intenderci). E in quelle casette rosse tanto instagrammabili che compaiono in ogni articolo e pubblicazione delle Lofoten potete anche soggiornarci.
Per la prospettiva perfetta dovete camminare a piedi sul ponte di Hamnøy. Sempre se siete fortunati con il meteo. Noi siamo stati molto fortunati a Capo Nord, un po’ meno alle Lofoten. Non si può avere tutto. Ci passerete più volte se, come nel nostro caso, soggiornate in quel di Reine.
Nusfjord è il villaggio di pescatori che ho amato di più. Complice forse il cielo sereno che comunque incide non poco. Si tratta di una sorta di museo a cielo aperto, è infatti un antico villaggio di pescatori perfettamente conservato. Con tanto di panetteria ancora funzionante. Nota negativa: l’ingresso al villaggio di pescatori si paga. 100 Kr a persona. Però non lasciatevi scoraggiare da questo perché davvero merita. Il sogno sarebbe un giorno soggiornare al Nusfjord Arctic Resort. Godetevi l’atmosfera, visitate con la giusta lentezza questo antico villaggio di pescatori ben conservato e molto caratteristico.
Henningsvær è un altro gioiellino imperdibile. Solo la strada per raggiungerlo vale il viaggio, credetemi. Ma anche il villaggio è bellissimo. Casette colorate e cielo blu, per noi è stato questo.
Che – è vero – possiamo viaggiare in ogni condizione meteorologica, ma il cielo terso innegabilmente fa la differenza. Visitate il porto, perdetevi tra i negozietti tipici e arrivate al campo di calcio più fotografato della Norvegia, credo. Il campo era aperto, gli sportivi del gruppo ne hanno approfittato.
Tra le cose da vedere alle Lofoten ci sono sicuramente le spiagge. Sabbia bianca, colori caraibici, ma niente bikini.
Poi un tuffo se siete particolarmente audaci e fortunati con il meteo potete anche farlo, ma preoccupandovi di asciugarvi e coprirvi subito con abbigliamento caldo e tecnico.
Vi segnalo le spiagge suddivise per isole che abbiamo visitato o anche solo ammirato per qualche secondo o uno scatto fotografico particolarmente meritevole. Sono tutte con parcheggio nelle vicinanze e quindi agevoli:
Moskenosøy
Flakstadøy
Credits iStock By-Studio
Vestvägøy
Austvägøy
Gimsøy
Non vi starò a elencare tutti i trekking delle Lofoten perché alcuni per me sono decisamente offlimits sia in termini di lunghezza che di dislivello e pericolosità. Diciamo che il mio concetto di fattibile è sui 300 metri di dislivello.
Detto questo, mi ero segnata 4 escursioni a tema spiaggia da realizzare alle Lofoten, fattibili anche con i bambini senza strapiombi ed esposizioni pericolose. E soprattutto senza dislivelli importanti. Non ne abbiamo fatta nemmeno una causa meteo, ma ve le segnalo nel caso foste più fortunati.
La spiaggia di Bunes si raggiunge in un’oretta a piedi, ma non è questo che ci ha impedito di andarci, quanto il traghetto da Reine a Vindstad con condizioni meteo non proprio favorevoli.
La spiaggia di Kvalvika si raggiunge a piedi dalla città di Fredvang. 200 metri di dislivello, quindi fattibile anche per una come me.
Due point of view scenografici si raggiungono con poca fatica e con trekking considerati facili. Il primo è Røren per ammirare la spiaggia Yttersand dall’alto (un totale di 2 km per 295 metri di dislivello)
L’altro è il view point di Nubben per ammirare la spiaggia di Ramberg dall’alto. Molto in salita, 240 metri di dislivello per 600 metri di lunghezza.
Svolvaer è la capitale delle isole Lofoten ma non merita una visita solo per questo motivo. Dopo tanta natura e zone impervie e isolate, vi sembrerà di fare un tuffo nella civiltà. Anche se stiamo parlando di una “città” di 5000 abitanti. La zona del porto è davvero molto carina, piena di ristoranti e locali tipici. Noi abbiamo gustato la zuppa di pesce da Bacalao, molto buona.
Un’attrazione molto gettonata di Svolvaer è l’Ice Bar dove tutto è fatto di ghiaccio (ma in alta stagione prenotate, noi non abbiamo trovato posto)
Da qui potete partire per diverse escursioni. Noi abbiamo scelto di esplorare il Trollfjord con imbarcazione elettrica. L’escursione è molto suggestiva, si naviga dentro un fiordo lungo un paio di chilometri e si possono avvistare le aquile dalla coda bianca. Il costo è elevato, come del resto quasi tutto in Norvegia. Però se il budget ve lo consente, ve lo consiglio. Ho potuto provare l’ebbrezza di entrare in un fiordo in barca, cosa che vorrei fare a bordo dell’Hurtigruten un giorno. Chissà.
Se andare al museo non è propriamente la prima cosa da fare alle Lofoten, è innegabile che i musei alle volte vengono in aiuto. Soprattutto quando il meteo è sfavorevole.
Il primissimo museo che abbiamo visitato è quello dedicato allo stoccafisso ad Å e, come già detto, non mi ha entusiasmato. L’esperienza in sè con la guida che parla italiano e racconta storie divertenti è sicuramente singolare. Però mettete in conto migliaia di teste di stoccafisso che possono anche spaventare i bambini, nel caso viaggiaste in famiglia. O comunque nauseare anche gli adulti. Tenete però conto che lo stoccafisso è alla base dell’economia delle Lofoten ed è quindi un elemento anche culturale molto importante.
Il secondo museo che invece ci è piaciuto moltisimo è quello dei Vichinghi, con tanto di possibilità di salpare su una ricostruzione di una nave vichinga. Noi chiaramente non l’abbiamo potuto fare causa…. chi indovina? Meteo. Il museo è bellissimo anche per i bambini, con abiti da indossare, riproduzioni di antichi mestieri sia all’interno che all’aperto. Da non perdere, anche per conoscere la storia di questo popolo che abbiamo inseguito in diversi viaggi.
La strada E10 sarà il vostro faro, l’arteria principale che percorrerete in lungo e in largo per visitare ogni angolo di queste splendide isole.
Per sapere dove abbiamo dormito alle Lofoten vi rimando all’articolo dedicato all’itinerario in Norvegia.
Come sapete se mi conoscete, la nostra modalità di viaggio è dettata dal budget. Non mangiamo quasi mai fuori nei paesi nordici, scegliamo di soggiornare in appartamenti con cucina e portiamo gran parte della spesa da casa (pasta, riso, legumi, biscotti, snack vari, zuppe e risotti liofilizzati già pronti, tonno, pelati ecc…). Per gli ingredienti freschi come uova, burro, latte, pane e salmone ovviamente facciamo la spesa sul posto. A Leknes troverete un centro commerciale piuttosto grosso dove ci siamo rifugiati anche durante un temporale violento.
Abbiamo preso un paio di volte la pizza da asporto da mangiare in casa, giusto per concederci qualche serata senza cucinare a un costo abbordabile. Peppes Pizza l’avevamo già provato anche a Oslo. Senza infamia e senza lode. Il vantaggio è che per una famiglia da cinque vi basteranno due pizze. A prova di adolescenti affamati.
A Leknes ho comprato anche la mia giacca gialla molto nordica, a prezzi decisamente abbordabili. L’abbigliamento tecnico in Norvegia è di ottima qualità e costa come in Italia, se non meno.
Non mi resta che augurarvi buon viaggio alle Lofoten. E a me auguro di tornarci in inverno!
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