So di non sapere. Inizio a raccontarvi il nostro itinerario lungo la Costa Est degli Stati Uniti con adolescenti al seguito con questa premessa. Perché quando si trattano certe mete di cui tutti parlano, non voglio fare l’esperta del caso. Non sono un paio di viaggi a New York che ti rendono la guru della Grande Mela. Però posso dire di aver lavorato tanto all’itinerario, come faccio sempre. E quello è un lavoro sporco che ripaga di tante fatiche, quando cominci a unire i puntini e a dare un senso.
A proposito di puntini, questo itinerario ne aveva alcuni imprescindibili per il benessere psicofisico di tutti i membri della famiglia (e del gruppo, viaggiavamo con altre due famiglie): New York, Cape Cod, Boston, la casa di Piccole Donne e tre giorni di decompressione in una cabin scovata su Instagram qualche anno fa.
Poi ci abbiamo messo dentro anche le cascate del Niagara che oggettivamente vanno viste almeno una volta nella vita. Per il resto, avrei dedicato meno giorni a New York e avrei indugiato più a Boston, ma soprattutto a Cape Cod o, ancora meglio avrei raggiunto il faro di Cape Elizabeth nel Maine. Quella è sicuramente la zona che mi chiama maggiormente. Ma vorrei esplorarla in modalità lenta, con soste ai fari e tempo indeterminato nei villaggi più tipici dove sembra di stare a Stars Hollow.
Avrei voluto vedere anche Yale, mi sono accontentata di Harvard (ma so che Yale è più bella). Fa comunque curriculum, un generico “sono stata ad Harvard” si può sfoderare, insieme a “sono stata ad Oxford” (lì ho pure dormito nel campus, vale doppio).
Questo articolo vuole essere di tipo informativo, su come abbiamo organizzato e come abbiamo suddiviso le tappe. Poi arriverà il nostro itinerario a New York, piuttosto classico ma con qualche chicca qua e là.
Gli argomenti del post
Noi viaggiavamo nelle settimane centrali di agosto per motivi di ferie e altri casini e ci siamo svegliati relativamente tardi (a febbraio) a prenotare. Se potete organizzarvi in autunno per l’estate successiva potete trovare tariffe molto più convenienti. In alternativa, skyscanner e un collegamento VPN possono aiutarvi a risparmiare qualcosina.
Vi diranno tutti di prenotare per prima cosa il volo. Io invece vi dico di andare di pari passo e di cercare prima l’alloggio. Perché i prezzi a New York possono essere folli e scoprire, dopo aver acquistato il volo, di non potersi permettere un posto per dormire non mi pare una gran furbata.
Quindi doppio monitoraggio e prenotazione di un alloggio con cancellazione gratuita che vi piace. E che, in caso non si trovi nulla di meglio, possa soddisfare al meglio le vostre esigenze. A quel punto, una volta assicurato l’alloggio, si parte con la ricerca compulsiva del volo.
Consultate tutte le compagnie aeree e ogni possibile combinazione. Con lo scalo si risparmia, noi abbiamo volato British Airways (che spesso fa ottime tariffe) facendo scalo a Londra sia all’andata che al ritorno, con orari tutto sommato comodi che non hanno previsto un pernottamento. Il volo SAS con scalo a Oslo costava un po’ meno ma avremmo dovuto prevedere una notte a Oslo e a quel punto il risparmio sarebbe andato a farsi benedire.
Il volo è stata la spesa che ha inciso di più in tutto l’itinerario, abbiamo speso in cinque sui 4000 euro. La follia. Ma eravamo praticamente quattro adulti e una bambina. In altri periodi avremmo potuto risparmiare 1000 euro e magari trovare tariffe dirette più convenienti.
Fondamentale ovunque, ma negli Stati Uniti ancora di più, l’assicurazione sanitaria che copra durante il viaggio. Cliccando sul banner qui sotto potete usufruire del 10% di sconto con Heymondo. In alternativa usate l’assicurazione che volete purché la facciate. E controllate bene che l’assicurazione scelta provveda a pagare le spese MENTRE siete in viaggio. Altrimenti potreste ritrovarvi a farlo voi e a ottenere un rimborso dopo. Ma si parla di cifre abbastanza astronomiche, non conviene affatto.
Noi viaggiavamo in 14, quindi abbiamo cercato soluzioni che potessero ospitarci tutti. Il fatto di essere in tanti a volte comporta un piccolo risparmio, perché molti alloggi da 12, con un po’ di spirito d’adattamento, vanno bene anche per 14.
Ecco come abbiamo distribuito le notti nel nostro itinerario lungo la costa Est degli Stati Uniti:
7 notti a New York (troppe perché alla fine non ne potevo più ma necessarie per avere un assaggio simil completo. Soprattutto se soffrite pesantemente il jet lag come la sottoscritta). Ricordatevi che a Manhattan affittare un appartamento è illegale (li troverete su Airbnb ma dovete sapere che state infrangendo la legge e la sta infrangendo chi vi ospita. Potreste arrivare sul posto e ritrovarvi senza alloggio). Potete invece affittare appartamenti al di fuori di Manhattan (per esempio a Brooklyn) ma considerato il costo della vita e il fatto che starete fuori 14 ore al giorno, è forse inverosimile pensare di tornare a casa a cucinare. Noi abbiamo scelto un hotel con colazione con ottime recensioni, la soluzione che mi sento di consigliarvi. Vi abbuffate a colazione, prendete qualche panino per il pranzo e poi vi fermate fuori a cena. In questo modo contenete le spese. In particolare il nostro hotel era comodo perché praticamente davanti alla metro, la colazione era abbondante (anche se sempre uguale, al settimo giorno i waffle mi uscivano dagli occhi), le camere erano spaziose e pulite. C’era anche la terrazza panoramica.
Se tornassi a New York però soggiornerei senza dubbio qui. Alloggio che ho poi cancellato per risparmiare qualcosina. Ma col senno di poi non sarebbero stati certo quei 500 euro in più totali a cambiare un budget già allucinante.
2 notti a Cape Cod. Troppo poche, ve lo dico subito. Ci vogliono almeno tre notti, come minimo. Noi abbiamo soggiornato qui. Recensioni ottime ma l’alloggio è in realtà molto datato, in una delle nostre camere c’era un’infiltrazione d’acqua importante, a cascata per intenderci. Colazione non proprio al top. Il valore aggiunto lo danno i proprietari, di una gentilezza incredibile per indicare tutte le informazioni e consigliarci cosa vedere e dove mangiare. Sono stati davvero impagabili. Anche la piscina è un plus non da poco, oltre alla location, Hyannis è adorabile.
2 notti a Boston. I costi degli alloggi a Boston sono quasi più inaccessibili di New York. Abbiamo quindi alloggiato in un appartamento gigante un po’ fuori ma a dieci minuti dalla stazione e da lì ci siamo mossi con i mezzi.
1 notte alle cascate del Niagara. Anche qui abbiamo affittato un grande appartamento con ottime recensioni, ma aveva due pentole in croce. Ci si adatta, per carità, ma quando affitti per 14 persone ti aspetteresti quanto meno una forchetta a testa. Non ve lo linko nemmeno.
3 notti nella cabin da sogno immersa nel bosco nello Stato di New York. Questo è l’alloggio, The Zen House a Livingston Manor (lo trovate anche su Instagram). Il più figo del viaggio ma, paradossalmente, quello che ci è costato di meno. L’alloggio in realtà sarebbe da 10 persone, ci sono poi divani e materassi gonfiabili. Ci siamo adattati. Ma è una meraviglia, con tanto spazio verde, campo per giocare a pallavolo, sauna, idromassaggio e perfino sala cinema con 12 poltrone reclinabili. La degna conclusione di un viaggio comunque intenso e stancante, sia per i chilometri macinati che per le cose viste.
L’ultima notte l’abbiamo fatta in volo, con partenza tardi. Questo ci ha permesso di vivere un’ultima giornata di viaggio piena (che cadeva nel giorno del mio compleanno, celebrato con un lobster roll al Pier di New York. Ci sono compleanni peggiori, decisamente).
Paradossalmente questa è stata una delle domande più gettonate. Perché quando c’è la combinazione New York più itinerario di viaggio, viene forse spontaneo chiedersi come si gestisce un’auto nella Grande Mela. Non si gestisce. Nel senso che la si prende quando ci si prepara a lasciare la città.
Dall’aeroporto a New York all’andata abbiamo usato Uber, era tardi, pioveva ed eravamo distrutti, non avevamo la forza di usare i mezzi. Abbiamo speso sui 60 dollari, una cifra tutto sommato accettabile. Un’altra app che potete provare è Lyft, controllate le tariffe e verificate quella più vantaggiosa.
A New York abbiamo sempre usato la metropolitana su cui avevo letto un sacco di contenuti allarmistici sulla difficoltà a orientarsi. Onestamente io l’ho trovata semplice e comoda, una volta che ci si orienta tra Downtown e Uptown il gioco è fatto. Abbiamo fatto la Metrocard per una settimana al costo di 35 dollari a persona. Nella metrocard è compresa anche la funivia per Roosevelt Island su cui siamo saliti.
L’ultimo giorno a New York gli autisti del gruppo sono tornati in aeroporto a prendere le macchine che avevamo noleggiato. E da lì abbiamo usato l’auto. Il fatto di non alloggiare nel cuore di Manhattan ha avuto i suoi vantaggi anche in questo perché siamo usciti in auto da New York senza difficoltà. L’ultimo giorno quando siamo entrati a New York in macchina abbiamo fatto un pochino fatica, diciamo che guidare a New York non è il massimo. Ma c’è di peggio.
A Boston abbiamo girato sempre con i mezzi pubblici (anche perché i parcheggi sono carissimi) facendo anche qui la carta dei trasporti.
Per il resto la macchina è stata fondamentale, per girare a Cape Cod, per andare alla casa di Piccole Donne e per gironozolare nello stato di New York.
Seguirà un articolo dedicato a New York che abbiamo girato in lungo e in largo con il New York City Pass da 5 attrazioni. La scelta di questo pass è stata fatta con attenzione, calcolando quello che volevamo vedere e quello che avremmo effetivamente fatto in tempo a visitare (in alternativa avevamo valutato anche il pass Go City, scegliendo però poi il City Pass, fate i vostri calcoli foglio alla mano).
Delle cinque attrazioni, due sono obbligatorie (l’American Museum of National History e l’Empire State Building), e poi se ne possono aggiungere tre da fare nell’arco di 9 giorni. Tutti abbiamo scelto il Memoriale dell’11 settembre e la Statua della Liberta con Ellis Island. Poi alcuni di noi hanno visitato l’Intrepid (tra cui marito e figlio) e altri (tra cui la sottoscritta) sono saliti sul Top of The Rock.
Oltre al pass, abbiamo prenotato dall’Italia la salita al Summit Vanderbildt, un musical a Broadway (Moulin Rouge, il meno caro che ci fosse, letteralmente in ultima fila ma esperienza spettacolare), una partita di baseball allo Yankee Stadium (che poi è stata disdetta per allerta meteo e ovviamente rimborsata) e il noleggio biciclette a un dollaro durante le giornate speciali in cui il centro di Manhattan viene chiuso al traffico. Non abbiamo fatto tutti quanti tutti i musei. Personalmente ho saltato il Guggenheim e il Moma (mia figlia c’era già stata l’anno prima e non era entusiasta di tornarci), ho preferito concentrarmi su altro. Avremmo voluto fare anche The Edge, ma il budget imponeva una scelta.
Abbiamo anche accontentato le adolescenti visitando i luoghi di Gossip Girl e di Taylor Swift (per mia figlia) e io sono andata in bicicletta in pellegrinaggio al palazzo di Friends. Coney Island ce la immaginavamo molto più pulita, l’abbiamo trovata sporchissima, piena di vetri nella sabbia, davvero a rischio di tagli. Col senno di poi sinceramente eviterei di andarci.
Le zone che mi sono piaciute di più sono state Roosevelt Island, tutta la zona dei Piers e il Liberty State Park in New Jersey.
Cape Cod è la mia dimensione. Qui sarei rimasta ore a conquistare tutti i fari. Volevamo visitare anche le isole ma con due notti a disposizione non siamo riusciti. È sicuramente una meta che merita un’esplorazione lenta. Qui volendo potete fare un’escursione per vedere le balene, ma avendola già fatta durante l’itinerario in Norvegia abbiamo evitato (sempre per questioni di budget).
Da Cape Cod a Boston, seguendo l’itinerario classico lungo la costa est degli Stati Uniti, abbiamo fatto tappa a Plymouth per vedere la copia del Mayflower (bellissima per i bambini, con tante attività interattive) e il Plimoth Patuxet Museum che offre sia uno spaccato storico della zona prima dell’arrivo degli europei sia la ricostruzione di un villaggio dei Padri Pellegrini con tanto di comparse in costume che raccontano aneddoti del tempo. Con bambini più piccoli qui ci saremmo rimasti una giornata intera, tra travestimenti e giochi.
A Boston tutto parla di Indipendenza eppure, ironia della sorte, è tutto così maledettamente europeo e londinese. Infatti mi è piaciuta da morire. Visitare i luoghi clou della storia di Boston è davvero semplice. Basta seguire il Freedom Trail, una specie di fil rouge che collega tutte le tappe della Rivoluzione Americana. Da non perdere la Boston Public Library, splendida.
Se volete prendere parte a un tour gratuito, è un’idea eccellente anche per praticare l’inglese. La sera abbiamo cenato nel ristorante più antico degli Stati Uniti, Union Oyster House, in pieno centro storico.
Abbiamo poi visitato l’università di Harvard, davvero suggestiva. Potete prendere parte a una delle visite guidate gestite dagli studenti.
Da Boston ci siamo un po’ allontanati dalla costa est degli Stati Uniti, per raggiungere le Cascate del Niagara. Abbiamo quindi fatto una deviazione alla casa di Piccole Donne, per me uno dei momenti più emozionanti del viaggio a cui dedicherò un articolo a parte. Un’altra deviazione che, per motivi di tempo, abbiamo saltato è stata quella alla fabbrica delle Yankee Candles. Next time.
In circa 7 ore di macchina siamo poi arrivati alle cascate del Niagara. Dove la potenza della natura è direttamente proporzionale alla pacchianeria del contorno. Siamo saliti sulla barca Maid Of The Mist con un tempo da lupi, ma poi il sole è arrivato permettendoci di raggiungere a piedi la parte canadese (potete chiedere il timbro sul passaporto!). Quando vi troverete a cercare di prenotare l’escursione in barca, sul sito è un gran casino. Fidandoci dell’esperienza di mia figlia e della sua amica che c’erano state l’anno prima, non abbiamo prenotato nulla e siamo arrivati direttamente la mattina presto, senza alcuna difficoltà. Le barche si susseguono una dietro l’altra. Ci sono delle lievi differenze di prezzo tra Canada e Stati Uniti (al 2024 il Canada era più economico). Ma parcheggiate dal lato dello stato in cui vi trovate nel vostro itinerario, perché il ponte con la dogana è molto incasinato.
La penultima giornata di viaggio è stata dedicata allo shopping all’outlet, la giornata più faticosa della vacanza per quanto mi riguarda. Pensata per far contenti gli adolescenti, ma tre candele me le sono portate a casa pure io e a un ottimo prezzo.
L’ESTA è l’autorizzazione obbligatoria per entrare negli Stati Uniti. Va richiesta in anticipo rispetto al viaggio, è strettamente legata al proprio passaporto e dura due anni (a meno che il passaporto non scada prima).
Qual è il sito ufficiale per fare l’ESTA? Questo qui.
Il procedimento lo trovate passo passo spiegato qui, ma se siete un po’ pratici non avrete difficoltà. Anche se, va detto, l’ETA per il Regno Unito è molto più semplice e immediato. Ma gli americani sono complicati, si sa.
Quanto costa l’ESTA? $21 a persona (che presto, ma non si sa esattamente quando subirà aumenti importanti, si parla di $40 a persona). Se vi trovate a pagare di più, significa che nel marasma di Internet siete incappati in uno dei mille altri siti che vi chiederanno di pagare una maggiorazione.
Sto per scrivere una cosa impopolare ma la scriverò e basta. Perché sì, è vero, è fattibilissimo richiedere l’ESTA da soli ma siccome negli ultimi due anni mi sono trovata a farlo per diversi amici, con piacere ma perdendoci comunque del tempo, io non demonizzo – come molti fanno – i siti che, sì è vero paghi di più, ma paghi il servizio.
C’è chi imbianca la casa, io non sono capace, chiamo l’imbianchino. C’è chi sa riparare la lavastoviglie, io chiamo il tecnico. C’è chi fa il pane fatto in casa, io ho il marito che ha un panificio, c’è chi si traduce da solo le lettere in inglese, tedesco e francese e chi…. “scusa non è che me la traduci tu che tanto per te ci vuole un attimo?”. No, non ci vuole un attimo, come non ci vuole un attimo a fare un itinerario di viaggio, come non ci vuole un attimo a fare l’ESTA. Smettiamola di demonizzare agenzie e siti appositi nati per chi, per mille motivi, non può, non riesce, non si sente sicuro con l’inglese o semplicemente non ha voglia. Perché questa demonizzazione crea senso di inadeguatezza, come a me lo creano i video “cucina un piatto stellato con due ingredienti ammuffiti”. Non è certo questo il costo che incide maggiormente per un viaggio negli States. Chiusa parentesi.
Detto questo, con l’ESTA in mano per tutta la famiglia (una figlia l’aveva ancora valido), ho sfruttato una dritta utilissima letta da Cabiria (aka Trip or Treat, di cui vi linko l’articolo su New York con bambini) e ho scaricato l’app Mobile Passport Control (MPC). Si caricano in anticipo tutte le informazioni di chi viaggia e si compila tutto quanto prima. In questo modo, una volta arrivati ai controlli, si può accedere a una corsia dedicata molto più veloce.
Non tutti possono usare l’app, per farlo bisogna essere già entrati in passato negli Stati Uniti con l’ESTA.
Nel nostro caso solo due persone su cinque avevano questo requisito, ma ho creato il gruppo per tutti, con mia figlia con l’ESTA attivo come capogruppo. Ci ho provato. E ha funzionato perché siamo passati tranquillamente. Quindi se rientrate in questo caso, provateci. Al momento non è attivo in tutti gli aeroporti degli Stati Uniti, dovete controllare dall’app.
Dovrei avervi dato tutte le informazioni del caso, ma se qualcosa non vi è chiaro scrivetemi pure nei commenti.
Buon viaggio negli USA!
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