Questo sarà un articolo alla vecchia maniera, fregandosene di parole chiave, SEO e compagnia bella. Che poi non è che io ci badi tantissimo ma un pochino sì, è innegabile. Per chi non sa che cosa voglia dire, siete messi esattamente come me 10 anni fa. Quando pensavo che sarebbe bastato scrivere per far sì che qualcuno che mi leggesse. Mamma mia quant’ero ingenua.
Le cose non vanno così. Ovviamente. O almeno, non appena apri una pagina. Google non è lì ad aspettare che Letizia Dorinzi pubblichi il suo primo articolo per darle una pacca sulla schiena. Eppure io ci credevo davvero….
Inizio a raccontarvi questi 10 anni così, con una confessione di ignoranza totale. Non sapevo nulla, non c’erano tutti i tutorial e i corsi che ci sono ora. Mi sono improvvisata, chiedendo aiuto a chi ne capisse più di me. E di questo ringrazio tanto Cabiria (triportreat.it) e Raffaele, il loro divano e le tazze di tisana fumanti tra un “ma io non so nemmeno di cosa tu stia parlando” e un “fai tu, mi fido per me è arabo”.
Poi ho cominciato a cercare di capirci qualcosina perché non è che potessi trasferirmi per sempre a casa loro.
Ciò che invece avevo ben chiaro fin dall’inizio erano due cose. In primis il valore assoluto di chi mi stava supportando, la preziosità di avere qualcuno che si prendeva la briga di leggere e di commentare (perché sui social a commentare siamo capaci tutti, sul blog è un’altra cosa) per me era da custodire come un diamante rarissimo. E poi il fatto che i miei figli non sarebbero diventati i nuovi schiavi. Che non li avrei mai usati o sfruttati, che non li avrei mai costretti a fare cose che non volevano solo per una mia velleità. Nemmeno a pagamento. Nemmeno per lavoro. Perché – e questo l’ho sempre ripetuto a me stessa come un mantra – non esiste lavoro che può coinvolgere un minore. Neanche per divertimento o intrattenimento.
Su questi due pilastri fondamentali che sono rimasti belli solidi, ho costruito tutto quanto. Sono stati il mio faro e la mia guida nei momenti in cui mi veniva chiesto – a pagamento – di fare la tal foto e di postarla. E io puntualmente rifiutavo. O quando mi veniva chiesto, sempre a pagamento, di raccontare un hotel in cui io non ero mai stata ma senza andarci. “Dai tanto puoi immaginarlo”. No, non posso.
Confesso che i primi anni, quando eravamo pochi blogger, le proposte erano paradossalmente di più nonostante io fossi agli inizi. E io mi prendevo sempre la briga di rispondere che non lo trovavo etico, che non ero in target e avrei perso la credibilità, che quel prodotto io in realtà non l’avevo mai provato e non volevo raccontarlo così a priori. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.
Sarò sembrata una cagacazzo, scusate il francesismo. Anzi lo ero sicuramente. Ma io a compromessi dovevo già scendere per mille altre cose, per il blog – davvero – anche no. Grazie. Etica era la parola che ripetevo più spesso nelle mie mail o nei messaggi. Spoiler: l’etica non sempre ripaga. Ma almeno si dorme tranquilli. Che già la melatonina devo prenderla per altri motivi.
Gli argomenti del post
Di fronte a queste difficoltà, vi chiederete perché mai mi sia venuto in mente di aprire un blog. Il motivo principale: mi piaceva l’idea di condividere esperienze di viaggio. Mi trovavo a viaggiare con tre figli in un mondo di blogger e creator che ne avevano al massimo due. E io mi dicevo “non è la stessa cosa, le difficoltà che ho io non sono le stesse che hanno loro”. L’idea era di creare uno spazio in cui aiutarsi, confrontarsi e confortarsi. Perché non serve un genio della matematica per capire che 3 non è 1. Logisticamente, mentalmente ma anche economicamente.
Il secondo motivo era il desiderio di tenere traccia dei miei viaggi. Questa motivazione confesso che negli anni è andata un po’ a farsi benedire perché non sono più riuscita con puntualità a raccontare tutto quanto. E perché poi sono subentrate altre dinamiche. Ma rileggere le mie parole, le mie emozioni di 10 anni fa mi fa capire che ne è valsa davvero la pena. Ho una traccia del nostro passato di famiglia, una cosa preziosissima per me. Per tanti motivi.
E poi, last but not least, avevo bisogno di una ventata di ossigeno. La mia terzogenita aveva un anno, venivo da tre gravidanze ravvicinate, un aborto che mi aveva devastata fisicamente e psicologicamente, una situazione familiare non idilliaca di cui non parlo mai perché sono coinvolte troppe persone. Vi basti sapere che mia mamma ha l’Alzheimer e con questo credo di non dover aggiungere altro.
Mi sentivo soffocare. Letteralmente. Tanto che poi sono arrivati gli attacchi di panico e tutto il resto. Ma questa è un’altra storia.
I bambini erano perennemente malati, io prenotavo viaggi compulsivamente (che poi a volte dovevo disdire), venivo da anni di fatiche fisiche inenarrabili, di notti insonni, di un part-time di 6 ore che avevo chiesto dopo la seconda figlia che magicamente era diventato di 3 al rientro dalla terza gravidanza. Una punizione, potremmo definirla così. Ma forse, sotto un certo punto di vista, è stata la mia salvezza.
Perché a quel punto ho capito che dovevo riciclarmi, ampliare le vedute, vedere cos’altro potevo fare in aggiunta al mio lavoro di traduttrice di audiovisivi che adoravo e adoro tutt’ora. Ho scritto su un foglio quali fossero le cose che amavo più al mondo, oltre alle lingue straniere. La risposta: viaggi e scrittura. In che cosa mi sentivo brava? Nell’organizzare i viaggi, nel trovare luoghi particolari, lontani dalle rotte più battute.
Ho unito i puntini e ho cominciato a scrivere. Da allora non ho più smesso.
Qui trovate il mio primissimo post, gettato in pasto alla rete il 13 ottobre del 2013. Mi fa tantissima tenerezza rileggerlo ora.
Devo al blog tantissime cose. In primis la palestra di scrittura. Sono diventata sempre più abile a maneggiare le parole, non me lo dico da sola.
Pochissimi giorni fa ho ricevuto un complimento via mail da una realtà gigantesca per cui non conosco blogger o giornalista che non abbia scritto. Il direttore diceva che il mio era l’articolo più bello, completo e coinvolgente che fosse mai stato scritto su quell’argomento. Mi sono gongolata molto, è stata una grandissima soddisfazione in un momento abbastanza complicato. E ogni tanto la vanità intima, che non fa male a nessuno, fa un gran bene.
Ho scritto un libro. Che era il mio sogno. E ne sto scrivendo un secondo, fermo da un po’. Sono sincera, ho venduto tante copie per una prima uscita, ma non tante quante avrei sperato e immaginato. Ma forse la mia ingenuità era pari a quella dell’ottobre del 2013 quando pensavo che Google mi avrebbe aspettata a braccia aperte. Mi ripeto comunque che l’aver pubblicato un romanzo è stato un traguardo enorme che forse senza il blog non sarebbe mai arrivato.
Ho viaggiato tanto. Che poi l’avrei fatto anche senza il blog, è innegabile. Non ho mai viaggiato per scrivere, non ho mai rincorso una meta perché dovevo assolutamente postare un contenuto. Anzi. Non sapete quante cose io abbia fatto di cui non ho mai raccontato nulla. Però è sicuramente vero che il blog mi ha dato l’opportunità di conoscere realtà di cui avrei ignorato l’esistenza, di tessere reti, di allacciare rapporti e di avere accesso a una marea di idee.
Ho imparato un lavoro. So gestire un sito, so scrivere in ottica SEO, so usare e gestire i social, so editare le immagini. Ho acquisito competenze che potrebbero servirmi anche in altri ambiti per chissà quali altri progetti che la vita mi riserverà. Perché se il blog mi ha insegnato qualcosa è che non so ancora cosa farò da grande.
Ho conosciuto persone speciali. Che sono diventate parte della mia quotidianità e delle mie chat di whatsapp. Penso in primis a Daniela (Duepertrefacinque.it) per vicinanza anche fisica che ci ha consentito di fare tantissime cose insieme. E, lo dico sempre, senza di lei forse avrei chiuso il blog almeno da 4 anni. Grazie Dani e grazie Andrea (suo marito) a cui imploro ogni tanto di darmi un aiuto tecnico. Penso a Fabiana (Mammafarandaway.com) con cui condividiamo tante cose belle e brutte (tra cui un genitore con l’Alzheimer). L’elenco di persone potrebbe continuare. Non all’infinito però. Il perché ve lo spiego subito.
Ho imparato a riconoscere le persone false e quelle che volevano solo incularmi. Il blog mi ha insegnato questo. Prendo ancora qualche cantonata perché nasco come un’ingenua e morirò come tale, ma sono diventata molto scaltra sotto certi punti di vista. Voi non avete idea delle fregature anche pesanti che ho preso in questi 10 anni, delle delusioni cocentissime, dei pianti che mi sono fatta. Ma tutto questo mi ha indubbiamente fortificata. Conosco il mondo del web, ne intuisco le potenzialità ma ne comprendo benissimo i lati oscuri a cui mi sforzo di non voler mai cedere. E questo sicuramente senza il blog non avrei potuto comprenderlo.
Sono stati 10 anni anche molto difficili. In cui sono stata a un passo dal chiudere baracca e burattini. E l’idea mi accarezza con regolarità. Perché il fatto di essere dentro, mi dà un’idea perfettamente chiara delle dinamiche. Ed è uno schifo.
Follower comprati, numeri che non sono reali eppure vengono ritenuti tali, scambi di commenti e di like (ci sono veri e propri gruppi di blogger e influencer dove entri e sei costretto a commentare nel giro di pochi secondi dalla pubblicazione, un lavoro praticamente), gente che dice “la gentilezza salverà il mondo” e poi si comporta come una iena, anzi peggio, come un avvoltoio che si avventa sul tuo cadavere. Contenuti copiati spudoratamente da chi ha molti più numeri di te e quindi alla fine sembra quasi che sia tu ad averli copiati da lui/lei, luoghi mercificati, la totale non curanza della fragilità di un ambiente, il solo e unico desiderio di pubblicare contenuti virali.
Gente che per un like, un tag, una ricondivisione venderebbe la madre, che sottopone i figli a torture, chiamiamole con il loro nome. E se questo fenomeno agli inizi era soltanto accennato, ora è diffusissimo. Ho partecipato a un’inaugurazione qualche tempo fa. I genitori erano talmente presi dal filmare, dal riprendere e dal taggare che non cagavano minimamente il duenne che piangeva come un matto. Salvo poi dirgli “Pulisciti la faccia se no si vedono gli occhi rossi in foto”. Voi non ne avete idea. Ed è un bene che non ce l’abbiate.
Ma soprattutto in questi ultimi anni mi sono chiesta: io davvero voglio essere considerata parte integrante di questo calderone in cui i luoghi diventano solo un set patinato per coccolare l’ego? Di un fenomeno da baraccone per cui, tanto per fare un esempio celebre e recente, LakeComo è un hashtag che non tiene conto di geografie e nemmeno della fragilità di un luogo con una strada strettissima che, se ci arriva il mondo, è il caos e quel posto così bello è fottuto?
No che non ci voglio stare.
Non voglio essere quella che vi racconta il luogo sconosciuto che in realtà conoscono tutti, non voglio fomentare una narrazione narcisistica e tossica che non fa altro che rovinare luoghi che meriterebbero solo il silenzio.
Sono stata travolta da questa tossicità. Ho lottato, a parole, scrivendo a enti, parlando con chiunque. Tutti mi danno ragione. Ma poi che conta è il numero, da qui non si scappa. Ho provato schifo e ribrezzo, ho smesso di seguire tantissime persone perché mi facevano stare male. Ma male proprio, anche fisicamente. Perché mi saliva la rabbia, mi veniva lo sconforto per quella narrazione allucinante. Dannosa eppure così decantata. Ho commesso errori anch’io, di cui ancora mi pento. Penso a un mio articolo sulla Val Vertova che purtroppo è diventato virale. Dico purtroppo perché la conseguenza è stata: strade chiuse, navette e la rabbia degli abitanti. Da allora sto davvero molto, molto, molto attenta. E vedere che quest’attenzione non è priorità condivisa di ogni travel content creator, mi fa star male.
Ne sto uscendo, pian pianino. Capendo che io devo percorrere solo la mia strada. Non importa se intorno a me c’è merda. Non è giusto che per questa merda io rinunci a tutto il bello che c’è stato, c’è e ci sarà. Perciò sì, in questo caso scenderò al compromesso. Almeno per il momento.
Il compromesso di continuare a essere una presenza online. Ma alla mia maniera.
In questo bilancio tra positivo e negativo, prevale ovviamente la prima voce. Altrimenti non sarei nemmeno qui a scrivere.
Concludo questo articolo lunghissimo ringraziandovi davvero tanto. Per l’affetto, per lo spazio sereno che abbiamo creato. Lo ripeto spesso, ho una community bellissima, i commenti cattivi che mi hanno realmente ferita posso contarli sulle dita di una mano.
Pochi follower per 10 anni di presenza online? Può essere. Ma allargarsi significa essere più esposti. E io in questo momento sono felice così. Mi piace rispondere quotidianamente ai messaggi che ricevo, cosa che non potrei fare con numeri più grandi.
In questi anni credo di aver aiutato tantissime famiglie a viaggiare, di aver dispensato innumerevoli consigli, di essere stata un riferimento affidabile per molti di voi. E qui emerge la mia anima oratoriana, di chi ha fatto volontariato per anni. Ed è felice semplicemente di poter dare una mano. Senza un secondo fine.
Vi chiedo in cambio di supportarmi. Commentando, condividendo i miei contenuti, facendo passaparola. Perché io voglio crescere solo gradualmente e unicamente con il passaparola, l’unico metodo che garantisce l’aggregarsi di persone sane, genuine e realmente interessate. L’unica garanzia per evitare che sul mio profilo arrivi chiunque, anche solo per denigrare e offendere.
La community è bellissima e sana, voglio che rimanga tale. E i vostri commenti sui social sono fondamentali per far crescere l’unico numero che a me interessa e l’unico che dovrebbe davvero contare: l’engagement. Cioè il coinvolgimento. Detto in soldoni: se hai 100k follower e ti cagano in 5 è evidente che i tuoi 100k sono o fasulli o comunque servono a poco. Se ne hai 5k e ti cagano in 100, la tua credibilità è maggiore. E dovresti avere più diritto a lavorare o comunque a essere presa in considerazione da tante realtà.
Concludo questo articolo infinito, complimentandomi con chi è arrivato fino in fondo.
Grazie per esserci sempre. E per l’affetto che mi regalate ogni giorno. Questo per me ha un’importanza enorme. Continuate a esserci. Ci conto davvero.
Un abbraccio
P.s. non ho messo link alle persone che ho citato. Non perché non voglia mostrare loro la mia gratitudine. Ma perché non voglio che si trovino obbligate a commentare o a condividere. Li potete cercare nei miei tanti articoli in cui li ho linkati o semplicemente digitando il loro nome online.
Se i miei contenuti in questi dieci anni in qualche modo ti hanno aiutato nell’organizzazione dei tuoi viaggi e – ovviamente – se puoi e se ne hai voglia, puoi offrirmi un cappuccino cliccando sulla mia pagina Ko-fi. Un modo per supportare tutto il lavoro gratuito che sta dietro la stesura di un articolo.
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Grazie a te Letizia!
Ogni tuo articolo è un racconto meraviglioso, il tuo essere "vera" senza fronzoli inutili rende il tuo blog uno dei miei preferiti, anche solo per "viaggiare con la fantasia" grazie alle tue parole e perché no a volte prendere qualche spunto e farli diventare realtà, con la consapevolezza che alcuni posti vanno comunque preservati per mantenere intatto il loro fascino.
Grazie mille Cristina, gentilissima. Spero che gli spunti siano sempre più utili per realizzare piccoli, grandi sogni. Un abbraccio
Una persona rara, come se ne trovano poco.
Sono lieta di averti incontrata lungo il cammino.
Resta come sei!!
Grazie Sere, davvero di cuore. E grazie per tutte le esperienze condiviso e il confronto sempre arricchente. Ti mando un grande abbraccio
ti abbraccio !
Un abbraccio gigante anche a te!
Bellissimo articolo! Mi ritrovo tantissimo nelle tue parole, avanti tutta per altri 10 anni di avventure!!!!!
Grazie mille Martina, di cuore!
Sono sincera, non ti seguo da molto tempo ma non c'è una sola volta in cui iniziando a leggere quello che scrivi, io non rimanga sorpresa, ritrovandomi in molte delle tue parole. Sia che si tratti di viaggi, buffi resoconti o momenti più introspettivi. Provo una sincera ammirazione e sarò molto più attenta a dare il giusto valore al tuo lavoro. Un abbraccio!
Ciao Letizia, grazie mille per le tue parole. Condividiamo molto, oltre al nome. Un abbraccio
Articolo stupendo, honey! Anzi un racconto, una condivisione piacevolissima da leggere. Continua così che a noi piace la nostra cantastorie del cuore.
E grazie lo diciamo noi a te per essere così, vera e attenta.
Grazie my love. La cantastorie va avanti, tra acciacchi e malesseri. Grazie per supportarmi sempre, e pure per sopportarmi. Te vori ben
A me sei sempre piaciuta, sia x contenuti che x scrittura (ho letto anche il tuo libro che ho letto molto in fretta e dove mi sono ritrovata x alcuni versi).
Abbiamo in comune l'amore per la Svizzera che spesso visitavo coi miei genitori e qualche assaggio ho dato anche alla mia famiglia, con positivi riscontri e apprezzamenti.
Rimani sempre te stessa, tutto di guadagnato! Meno overtourism e più undertourism!
Grazie mille Valentina. La Svizzera è sempre splendida. Ti mando un abbraccio grande e ti ringrazio per il tuo continuo supporto e sostegno
Sei stata fonte d'ispirazione per tanti viaggi. Come racconti te i posti, il viaggio in sè, le avventure ma anche le disavventure ti ha reso il mio punto di riferimento per i viaggi in famiglia, soprattutto per gli on the road. Non ti ringrazierò mai abbastanza. Anzi, cercherò di essere più social e condividere il più possibile (anche se privatamente alle mie amiche ti ho sempre "consigliata").
Naturalmente leggerti sul blog è imparagonabile rispetto a instagram, ci si perde nella parole e nei pensieri che è una bellezza.
Grazie mille Elisa. Infatti voglio tornare alle origini. Perché su INstagram è necessario stare ma io sento che il blog è la mia dimensione. Grazie davvero di cuore per il tuo supporto e continua a "consigliarmi", te ne sono grata. Un abbraccio
Carissima Letizia, io sono poco social e commento sempre poco...ma non mi sono mai persa un tuo articolo o un tuo post o una tua storia e ho il tuo libro ovviamente!
Grazie mille!
...never stop exploring!!!!
Grazie di cuore Ele. Un abbraccio grande grande
Complimenti Letizia, per me è sempre un piacere leggerti. Sei una delle poche blogger che seguo sempre perché sei autentica e vera. Ti auguro il meglio per tutto!
Grazie di cuore Silvia. Un abbraccio grande