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Non ho mai nascosto a chi mi segue dal 2013 che le mie velleità sono sempre state editoriali. Ambizioni grandi, chiamiamole con il loro nome. Non è mai stato un segreto il fatto che, dietro la scrittura di tutti gli articoli di questo diario di viaggio virtuale di cui sono molto gelosa (tanto da rifiutare che chiunque ci scriva, anche dietro compenso), ci fosse anche l’obiettivo di raffinare il mio stile e di arrivare a scrivere un romanzo. E poi, mica solo uno.
Ho già scritto una guida di viaggio, ma volevo misurarmi con qualcosa di totalmente diverso. Per definirmi davvero scrittrice. Perché alla fine, anche se posso dire di vivere di scrittura, scrittore per quanto mi riguarda è chi pubblica un romanzo o un saggio di carta e lo vende. Punto.
In questi anni ho letto tantissimi manuali di scrittura, ma i libri che mi sono stati sicuramente più utili per la stesura del mio primo romanzo sono stati due:
Due libri apparentemente diversi, che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Eppure non è propriamente così. Nel primo Stephen King analizza la professione dello scrittore definendola un mestiere. Mestiere è un termine che sa di lavoro di fatica. Perché sì, ci vogliono capacità di fondo, una certa predisposizione ma ci vuole tanto esercizio. E in questi otto anni credo di essermi esercitata moltissimo anche se la strada è davvero ancora lunga.
Il secondo libro mi ha dato un metodo. Perché si fa presto a dire “voglio scrivere un romanzo” ma è un obiettivo vago, di quelli che vanno a farsi benedire nell’arco di un mese. Leggendo The Miracle Morning invece mi sono autodisciplinata come non accadeva da tempo, alzandomi per mesi ogni singola mattina alle 5 e scrivendo ogni giorno almeno due pagine. Ci sono stati giorni in cui ho fatto fatica a scriverne due perché non mi venivano le parole, giorni in cui ne ho scritte dieci e sarei andata avanti nel flusso creativo per ore. Mi sono fatta scalette, alberi genealogici dei personaggi.
Il succo è: vuoi scrivere un romanzo di 250 pagine? Per 125 giorni scrivi due pagine al giorno. In quattro mesi il tuo romanzo sarà pronto per essere rivisto, aggiustato, riveduto e corretto.
Un’atra cosa che ho fatto? Leggere tantissimo. Come non facevo da tempo. Perché il linguaggio va allenato, così come la scrittura.
Alla fine, scrivendo ogni giorno, sono arrivata al file word conclusivo, quello che celebravo il 14 agosto 2019 con un post su Facebook che trovate ancora oggi in evidenza.
Gli argomenti del post
Mi ero data un anno di tempo prima di cedere all’autopubblicazione. Che non è il male, sia chiaro. Ma va bene, a mio avviso, per una guida di viaggio, uno scritto pratico, un manuale. Ma non per un romanzo. Perché non basta tuo marito o l’amica che ti dicono “che bello, mi piace”, ci vuole qualcuno di esterno e imparziale che lo legga e ti dica, onestamente, che cosa ne pensa.
Posso essere totalmente sincera? Lo sapevo che il mondo editoriale era un casino, ma in cuor mio ci speravo. Un po’ come Cenerentola. Così ho inviato il manoscritto a non so nemmeno quante case editrici che manco l’avranno mai ricevuto. Avrei dovuto essere più sfacciata? Più pressante? Non lo so, purtroppo non è nelle mie corde ma so che ci dovrò lavorare altrimenti qui non si va da nessuna parte.
L’ho inviato a un concorso letterario scoperto il giorno prima della scadenza. Chiaramente l’ho mandato in ritardo di un minuto perché non avevo visto la scadenza di orario ma solo di giorno. Mi sono messa a piangere perché come si fa a essere così stupidi? Si fa. Poi mi sono consolata dicendo che tanto quel concorso non l’avrei mai vinto.
Io e l’autostima sempre amiche fedeli.
Volete sapere chi mi ha risposto? Le case editrici a pagamento, quelle tante. “Ci è piaciuto molto il tuo lavoro, per soli 2500 euro puoi pubblicare con noi”. Ma anche no, grazie.
Il 31 agosto 2020, mentre passeggiavo sulla spiaggia di Monterosso in solitudine pensando “okay è passato un anno, adesso devi decidere se autopubblicarti o stamparti le pagine, rilegarle a mo’ di tesina delle medie e chiudere tutto nell’armadio” alle 9.30 del mattino ho ricevuto una mail. Di un’agenzia letteraria che ha una piccola casa editrice. Che voleva pubblicarmi. Gratis.
L’ho letto come un segno del destino. Non era Mondadori, né Garzanti, né Salani che mi apriva il futuro da nuova Rowling. Ma era comunque un inizio, qualcuno che – lo ripeto -gratuitamente decideva di farmi l’editing del romanzo e pubblicarmelo. Con un contratto per cui i diritti d’autore rimangono miei. Della serie, se domani Mondadori mi chiama e mi dice “Vogliamo il tuo romanzo”, eccomi.
Chiaramente ho accettato e oggi “La verità è una cosa liquida” è realtà, è un’opera fisica, in carta e colla o qualunque sostanza si usi per rilegare i libri. Ah, anche in e-book. Non lo potete trovare nelle grandi catene di librerie ma in quelle indipendenti lo potete ordinare benissimo. Della serie, sono come Meg Ryan.
Chiunque mi abbia fatto questa domanda non ha avuto una risposta che definirei esaustiva. Parla della storia di una donna che attraversa un momento di grande sofferenza che le risveglia dolori passati. Parla di forza, di amicizia, di amore, di riscatto. Boh non so farvi un riassunto e non è una mossa editoriale. Non ho il dono della sintesi.
Provo a rispondere alle domande che, penso, mi potreste fare.
Assolutamente no. La storia non è autobiografica, ci sono degli elementi autobiografici ma sono infinitesimali. Tipo il nome della protagonista, la casa in pietra nelle Marche, un legame di amicizia che dura dall’infanzia, alcuni riferimenti al Galles. Ma nulla di più. Una sola pagina posso definirla davvero autobiografica. Poi magari faremo un giochino e mi direte se avete indovinato qual è.
Il titolo mi è venuto in mente in una passeggiata mattutina delle 6 credo di 3 anni fa. Il giorno in cui sul mio pc è comparsa la cartella “Libro”. Venivo da una litigata, non vi dirò con chi né per come. La mia verità era stata totalmente stravolta. Mi sono sentita abbastanza ferita ma l’esperienza mi ha fatto riflettere. La mia verità non era una verità assoluta. Era, appunto la mia.
“La verità è una cosa liquida” significa appunto questo. La verità è liquida, si adatta al contenitore che la contiene. Un po’ come il bene e il male che a volte sono oggettivi a volte hanno sfumature particolari. Per esempio, lo sapevate che Hitler all’età di 4 anni stava annegando ed è stato tratto in salvo da un bambino che poi diventò prete? Ecco, chissà, forse se fosse annegato non sarebbe stato poi un male. È un’esagerazione, ovviamente, ma per rendere l’idea di come tutto a volte sia davvero relativo.
Personalmente non mi è mai piaciuto ritrovare nei libri di blogger che seguivo e stimavo pagine intere tratte dal web. In questi frangenti mi sono sentita un pochino presa in giro, vi dico la verità. Perciò sì, il libro è totalmente inedito. Nulla di quello che leggerete in quelle pagine è già stato scritto. A parte magari un paio di frasi, ma nulla più.
Alt! Fermi! Stop! Il mio stile ironico mi viene molto naturale e spontaneo. Quella sono io al 100%. Ma io sono anche altro. Molto altro. Nel romanzo troverete uno stile totalmente diverso. E il romanzo che ho iniziato a scrivere ora è ancora un’altra cosa. Quindi se “La verità è una cosa liquida” non vi piace, datemi un’altra chance. Metto le mani avanti 🙂
Se siete tipi da acquisti online, ecco i riferimenti per acquistare il mio romanzo.
Se invece siete tipi da libreria fisica, allora potete ordinarlo in libreria (ma non nelle grandi catene come Mondadori, per intenderci).
Ho preso i contatti per tante presentazioni “fisiche” in cui vi vorrei raccontarvi un po’ il mio romanzo. Ovviamente il momento non aiuta e toccherà iniziare online. Ma spero di potervi vedere di persona per chiacchierare un po’ di Amelia. Il personaggio principale.
Se lo comprerete sulla fiducia ve ne sarò eternamente grata. Se vi piacerà e vorrete farmelo sapere, mi farete la persona più felice di questo mondo.
Se non vi piacerà e vorrete farmelo sapere, sarò comunque felice di conoscere il vostro punto di vista. Vi chiedo solo di essere gentili.
Che, alla fine, con la gentilezza si può dire tutto.
Un po’ di zucchero e la pillola va giù no?
E se vorrete farmi un po’ di pubblicità, visto che io da sola sono una frana, ve ne sarò eternamente grata.
Buona lettura!
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Che dire Leti, oltre a un immenso "congratulazioni" e un grazie a quei due libri che hanno ispirato te e che, a catena, hanno ispirato me! Lo sai che ti sarò sempre grata per avermi illuminata sulla meraviglia dello svegliarsi alle 5 del mattino e di quanto si può essere produttive! Goditi questo momento, l'emozione del tuo libro, un sogno lo so per te! Non vedo l'ora che mi arrivi. Ti abbraccio forte, Fabi
Ma grazie Fabi! Sei una delle mie prime grandi sostenitrici e sai che lo stesso vale per me. Grazie di tutto, di cuore. Un abbraccio
Buongiorno!
Sono Francesca Carangelo,giornalista Rai, una degli autori di Unomattina.
Ho bisogno di mettermi in contatto quanto prima con Letizia Dorinzi
per invitarla in trasmissione venerdi 8, in studio a Roma o collegata da dove vuole
per parlare di famiglie numerose in vacanza.
Mi fareste la gentilezza di darmi un suo contatto telefonico?
Grazie molte
cell.335.7823201